GIORNATA UNDECIMA

Aggiunti altri 30km da Boccasette a Loreo, fermiamo il conteggio di pedalate a 720km.

Giunti a casa, dopo i sei treni di scambio e interscambio.

Conosciuti in treno, da padova a milano, due cicloturisti olandesi professionisti. Uno di loro aveva una bici “top di gamma” (koga randonneur, pneumatici schwalbe marathon plus, borse anteriori e posteriori ortlieb: tale bici valeva tanto oro quanto pesava). Ma le nostre due bici Decathlon non hanno sfigurato per niente: spettacolari.

Ringraziamenti.

Vorremmo ringraziare la Patty non solo per l’entusiastico supporto, ma anche per esserci venuta a trovare in itinere a Pavia. E grazie anche alla Barbara, per le sue parole altrettanto galvanizzanti.

Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito e in qualsiasi modo incoraggiato. Non eravamo e non siamo ciclisti nemmeno lontanamente amatoriali, ma volevamo farlo, e l’abbiamo fatto. Non inseguivamo nessuna performance atletica, volevamo solo fare il Viaggione.

Quindi, direi, grazie anche “a queste gambe che ci hanno portato”, per citare i Nomadi e la loro “Ma che film la vita”.

Seguirà, per quanto possibile, foto-diario.

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GIORNATA DECIMA

In cui si arriva a destinazione.

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Totale: 690 km dalla partenza.

Zero forature. Zero incidenti. Zero problemi meccanici. Mezza giornata di pioggerellina. Insomma, tutto come da programma, tranne che si sono fatti 100 km più del previsto: mah.

In sintesi:

“Non ci sono stati altri viaggi”.

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GIORNATA NONA

Nella quale si lascia Ferrara, si arriva a Papozze e ci si rende conto che è quasi fatta.

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Doveroso giro delle mura estensi

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Doveroso panorama arginale

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Il fiume

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Papozze!

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Repubblica di Bosgattia

645 km dalla partenza.

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GIORNATA OTTAVA

Nella quale o due ciclonauti abbandonano Ostiglia e le sue ciminiere,  incontrano il terremoto del 2012 e giugnono a Ferrara con la sua salama da sugo.

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Mulino natante di Revere e ciminiere di Ostiglia

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La chiesa di Revere: fuori integra, dentro completamente puntellata causa terremoto (tutte le chiese qui sono danneggiate).

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L’essenza del gran viaggione

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Idem

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Uno dei motivi per i quali siamo qui: la Rocca Possente di Stellata. Puntellata e pericolante causa terremoto.

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Casa pericolo teremoto.

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Poi a un certo punto si imbocca la ciclovia Burana, 10km sotto gli pioppi

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Ferrara città delle biciclette.

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Anche il castello ha le sue crepe.

E con ciò sono 570 km dalla partenza.

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GIORNATA SETTIMA

Nella quale i due pedalatori adottano una dieta monofaga a base di tortelli di zucca,  godono delle attrattive della Perla del Mincio e infine giungono nel far West della bassa mantovana.

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Mantova, piccola laggiù.

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Le fertili campagne mantovane:grandi attività di irrigazione artificiale in corso. Al tg hanno detto che è l’estate più calda degli ultimi 2000 anni.
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Caprette e animali da cortile sono utilizzati dall’Ente per la Navigazione per tenere pulito l’argine.

L’argine, alto ormai dieci metri, è un punto di osservazione privilegiato delle infinite campagne circostanti.
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Finalmente appaiono le bellissime ciminiere di Ostiglia.

Che poi.

Si tratta di capire: siamo ancora in grado di viaggiare con lentezza? Oppure ormai siamo tutti turisti?

Tutti quelli a cui spieghiamo il nostro viaggio ci fanno i complimenti e ci invidiano falsamente,  nel senso che una cosa così non la farebbero neanche dietro compenso.

Ora sono esattamente 500 km dalla partenza.

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GIORNATA SESTA

Nella quale i due ciclofolli attraversano regioni fatate, popolate da sani mattoidi, pontieri gioviali e don Camillo e peppone, per poi giugnere a Mantua: giornata fulgida e sorprendente forte.

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La reggia di colorno: enorme, elegante,  chiusa.

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Ci siamo persi nel pioppeto, che la diretta via era smarrita

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Ma alfin Brescello l’abbiamo trovata: don Camillo saluta, dall’altra parte della piazza peppone risponde

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Eppoi, il delirio. Il Re del Po. Con tutto quello che porta giu il fiume, quest’uomo Geniale costruisce e ricostruisce a ogni piena qualcosa che è al tempo stesso molo, nave in partenza,  parco giochi,  torre d’avvistamento, casa. L’umanità sarebbe migliore se ci fossero più persone come lui.

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Eppoi, subito dopo. Il museo dei Pontieri. Il signor Romano Cialdini ci accoglie a braccia aperte, ammirando la nostra impresa. Lui è l’ultimo portiere,  cioè gestiva il transito sul ponte di barche fra Boretto e Viadana fino al 1966. Poi una volta in pensione ha finanziato e realizzato tutto da solo un museo dei pontieri, che apre fuori orario solo per noi, e ci regala anche il DVD con tutte le foto storiche. Anche di queste persone se ce ne fossero di più, il mondo sarebbe un posto migliore.

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La sua spettacolare 1100

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Tutte le piene del Po,  tracciate sul muro di casa sua.

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Per arrivare e Gualtieri,  uno spettacolare viale di pioppi cipressini: commovente, bellissimo.

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Gualtieri. Risale al periodo in cui gli italiani creavano bellezza, e non TAV.

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I cavalli d’alluminio si rinfrescano.

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Gli innumerevoli km percorsi sugli argini solitari sono la cosa più unica e irripetibile del viaggione.

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Il Grande Fiume Po a Borgoforte.

E infine, arrivo a Mantova,  che per la precisione è sul Mincio.

450 km dalla partenza.

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GIORNATA QUINTA

Ove ormai i velocipedi vanno avanti da soli, la faccenda inizia a diventare interessante e il clima resta asciutto.

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Duomo di cremona: immenso

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Il leone di granito rosa, oltre a reggere il peso della facciata,  fa guardia alle bici

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San daniele po: si segnala traffico pesante sulla via principale,  solo camion di mangimi

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I cavalli di alluminio all’abbeverata

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In arrivo a Casalmaggiore

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Il corridor grande di Sabbioneta

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Solennissima

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Il Grande Fiume Po a Casalmaggiore

Ed infine, arrivo a Colorno(PR), ove finalmente si arrotano le ganasce con i tortelli di zucca.

365 km dalla partenza.

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GIORNATA QUARTA

Ove i due ciclomuniti salta e beccano fra la lombardia e la emilia, incontrano gente e pervengono, come sempre tranquilli e asciutti, alla città del torrone e dei violini.

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La leggendaria corte s. Andrea, ove uno dei proprietari ci spiega che qui, pur di non pagare la Imu, la gente butta giù le tettoie del settecento. Il che spiega l’abbandono che regna sovrano.

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Da notare che i livelli di piena crescono con gli anni: il più alto è del 2000

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Piacenza. Veniamo avvicinati da un vecchio dandy con bici elettrica sciccosissima con sacche laterali in cuoio cucito a mano, incuriosito dal nostro aspetto da viaggiatori.
Egli ci conta di come ha vissuto in Australia, in Svizzera e ci definisce “coraggiosi”. Il resto della città ci ignora.

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Una volta Lui diceva “finalmente anche l’Italia ha il suo Impero”, oggi direbbe “finalmente l’Italia ha la sua Alta Velocità”

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Ecco uno dei motivi per cui vale la pena fare il viaggione

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Monticelli d’ongina

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Il castello è di proprietà parrocchiale,  e i fanciulli giuocano spensierati nel fossato, ove un tempo c’era pieno di coccodrilli

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La spettacolare ciclabile grigliata in arrivo a Cremona: il cinebrivido di guardare in basso e pedalare nell’aria.

Sono 195 km dalla partenza.

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GIORNATA TERZA

Ove i due viandanti viaggiano su argini deserti, sfidano vento contrario e approdano nella profondissima e desolata provincia lodigiana.

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Uscendo da pavia, san Nazzaro

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Carpodromo

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Belgioioso: il castello

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La padella di camogli in trasferta a Spessa

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Osteria vecchia sull’argine

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Approdo Le Gabbiane

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Dopo lambrinia

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Orio Litta

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Notare la smorfia di dolore del pellegrino

200 km dalla partenza.

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GIORNATA SECONDA

Nella quale i due pellegrini giungono a pavia cioè la Ticinum dei romani,  subendo una leggiera acquerugiola lungo la via, trabersando il Padus su un ponte di ferro e arrivando nella tana del lupo asciuttissimi.

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Ciclabile verso alluvioni cambiò

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Sagra permanente continua

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Il ponte di balossa bigli

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Gite sul grande fiume

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La casa nel mais

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Sannazzaro de burgondi subì numerose inondazioni, “quando fu ingoiata dal po’ la miglior parte di questo borgo”

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Salami favolosi a pieve albignola

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Anche pavia subì le piene,  come indicano le tacche

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E quindi, pavia

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E il b&b attenti al lupo

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Piazza del broletto.

138 km dalla partenza.

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GIORNATA PRIMA

Nella quale i nostri eroi dipartono dalla verrua exigua et celeberrima, traversono dimolte risaie e pioppeti a profusione,  e infine,  sfuggendo cupi nuvoloni che si addensano alle loro spalle, giungono sani e asciutti all’albergo ristorante,  facendo profundo gesto dell’ombrello rivolto alle previsioni meteo catastrofiche.
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Il tram di fontanetto po

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La rocca di verrua vista dalle risaie

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Il prestigioso e rinomato istituto di pioppicoltura di frassineto po

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Argine ciclabile da favola dopo frassineto

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Il ponte sul po a valenza

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Destinazione raggiunta:Sale, provincia di alessandria

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Un cielo sostanzialmente plumbeo ma senza pioggia saluta il nostro arrivo alla meta.

85km dalla partenza.

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La Tappa più difficile

Ci sono quelli che nei loro blog di viaggi raccontano di tribolati viaggi sul Patagonia Express, su treni scalcagnati e bisognosi di manutenzione, in mezzo a campesinos con la bombetta e la stia dei polli, ascoltando malinconici flauti di pan che parlano di disperazione e di sfruttamento delle multinazionali gringos.

patagonia

Oppure raccontano di viaggi avventurosi sui treni popolari indiani, in seconda classe magari, fra torme di bambini, sari colorati, uomini baffuti scalzi, sputi per terra e igiene indiana; il treno ogni tanto si ferma per far passare una mandria, oppure una singola mucca, il caldo appiccicoso è insopportabile, il ritardo si misura in giorni e non in ore.

india

Ma, ancora una volta, la vera avventura è sotto casa: Padania, Italiaitaly

Se uno volesse attraversare in treno la Civilizzata e Onusta pianura Padana, uno dei luoghi più industrializzati e antropizzati del pianeta, Motore Primo e Capitale Morale del Paese, Locomotiva d’Italia, che solo lei meriterebbe di entrare nei G8 e lasciare tutto il resto d’Italia a casa, insomma etc etc etc, dicevamo, se uno volesse attraversarla in treno portandosi dietro la bici, all’improvviso, stranamente, il panorama cambia, e il Terzo Mondo con la sua arretratezza ce lo troviamo qui.

Infatti, grazie a una gestione feudale delle ferrovie italiane, da Loreo (RO) a Crescentino (VC) si cambieranno sei treni, portandosi le bici al seguito.

Loreo-Rovigo
Rovigo-Padova
Padova-Verona
Verona-Milano
Milano-Chivasso
Chivasso-Crescentino

Ogni tanto il treno si fermerà in aperta campagna, qualche gabelliere salirà sul treno, e per attraversare un rio o un fiume chiederà un pedaggio di due capponi, qualche uova, controllerà i nostri lasciapassare con il sigillo imperiale, pretenderà un fiorino come dazio doganale per le bici.

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Insomma, la tappa più difficile del Gran Viaggione sarà il ritorno in treno. L’avevamo detto che l’ambiente era ostile, no? Non è un paese per cicloturisti, questo.

 

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Decima Tappa

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Decima Tappa, Papozze-Boccasette, 40km circadecimaIn bici si va attraverso alla pianura assoluta: grandi spazi, la piattezza della Bassa Ferrarese, le piattissime valli di pesca, e infine laggiù in fondo l’unica cosa verticale, la grottesca centrale termoelettrica, “così brutta che sembra un capolavoro di arte moderna”, e poi , venendo avanti, tutta una roba piena d’acqua: il mare.

Il rifugio Po di Maistra di Boccasette è la nostra Ultima Thule. Potremo sopportare l’idea che il Gran Viaggione è (quasi) finito?

Diciamo “quasi” perché ci aspetta un viaggio di ritorno altrettanto avventuroso e periglioso, quasi ottocentesco come un romanzo di Jules Verne; una Degna Conclusione insomma: il Ritorno in Treno con Bici Al Seguito.

(*)Copyright Luigi Ghirri

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Nona Tappa

Si sente nostalgia di un punto più sopraelevato per guardarsi intorno.(*)

Ferrara-Papozze, 47km.

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Ormai siamo alle battute finali. Si tratta di fare i conti con l’enorme piattezza di queste terre bonificate, salire sull’argine e guardarle dall’alto della Ciclovia Destra Po,

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A Polesella bisognerà abbandonare la proverbiale ciclabile dx per passare in destra, fino a Papozze, fino alla Frazione Marcanta.

E qui si trova la memoria della leggendaria Tamisiana Repubblica di Bosgattia, “libera, indipendente, periodica, transitoria, analfabeta”. Proprio di fronte a Papozze, quasi settant’anni fa: la sua tenera follia anarchica ancora incuriosisce il viandante.

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(*) Verso la Foce, Gianni Celati.

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I pali della luce sorprendono con la loro verticalità, saltando fuori all’improvviso da tutta questa piattezza.

Luoghi dove nessuno vuole andare perché non succede niente.

Si è disposti all’osservazione quando si ha voglia di mostrare ad altri quello che si vede. E’ il legame con gli altri che dà colori alle cose, le quali altrimenti appaiono smorte.

Nella pianura assoluta, dove dopo un po’ non si riesce più a distinguere quello che è familiare da quello che è insolito, tutto diventa uguale e ci si stanca.

[Su un flipper in un bar], sotto il titolo «Voltan abandons the Earth», era disegnata una coppia di astronauti in procinto di salire verso una navicella spaziale, poiché la Terra è diventata inabitabile. La ragazza tende la mano a Voltan e gli dice: «Quick Voltan, it is going to explode!». Voltan risponde: «Too bad, Wanda, it was a nice place where to live».

 

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Ottava Tappa

Ostiglia-Ferrara: 61km

ottavaSi tratta di entrare nel Regno della Bicicletta, dirigersi verso la Capitale del Velocipede, percorrendo finalmente piste ciclabili degne di questo nome.

Da Ostiglia (da vedere: Casa del Cuscinetto, Vezzosa centrale Termoelettrica che non solo non inquina, ma risucchia pure la CO2 del resto del mondo e la riconverte in barattoli di senape da regalare al Banco Alimentare per sfamare i bambini poveri del Burundi)(nei pressi c’è un vezzoso Hotel La Ciminiera, strano, dalle foto sembra che in realtà le ciminiere siano tre) magari si potrebbe fare una capatina a Revere (sull’altra sponda), eppoi tornare in dx, si passa per Bergantino (paese delle giostre), e poi spettacolare tratto sull’argine con ampia visuale sull’ansa del fiume, scevra da pioppeti e altri ostacoli alla visuale.

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Si ripassa poi in sponda destra a Sermide, e tramite Felonica si arriva alla mitica Stellata e alla sua rocca Possente, uno dei motivi per cui vale la pena fare il Gran Viaggione.

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(Bisognerebbe che un giorno Google Street View includesse non solo le informazioni visive sui luoghi, ma anche le olfattive, tattili, uditive, il cormorano che passa lassù in alto, il vento, il caldo, una simulazione reale insomma. Si potrebbe viaggiare dal proprio PC, ci sarebbero meno turisti in giro, meno ingorghi sulle strade, meno partenze poco intelligenti. Un giorno ci si arriverà: vedi Total Recall. Nel frattempo, peccato che avremo già asfaltato tutto l’asfaltabile, ed oltre).

E poi non è finita: a Bondeno ci si introduce di moto proprio nella mitica Ciclabile del Burana, 10km di ciclabile degna di un paese civile: asfaltata, riservata e ombreggiata. Per arrivare a Ferrara, di cui è superfluo lodare la biciclettabilità e vivibilità.

 

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Settima Tappa

“C’è un tesoro in ogni dove”.(*)

Una settima tappa defatigante ed entusiasmante: Mantova

Mantova-Governolo: 41 km

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Si segue la deviazione da Mantova della Ciclovia Sx, poi si segue la ciclovia Sx fino ad Ostiglia. Sulla sponda Dx si intravede in lontananza la Ciclovia Dx, che però abbiamo abbandonato per il momento visto che non passa da Mantova.

Dopo Mantova (Gonzaga, Mincio, tortelli di Zucca, Santuario delle Grazie con il coccodrillo sospeso sul soffitto), si va verso Governolo (Leone I batte Attila per knock-out tecnico), e infine ad Ostiglia (Torta Ostiglia), ove l’Albergo Mezzatappa convenzionato con FIAB ci attende a braccia aperte.

(*)

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Sesta Tappa

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(*)

Tappa maestosa, maestrale, munifica e multipla.

Colorno-Mantova: 68 km.

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Si passa attraverso Brescello (l’antica Brixellum romana, Don Camillo, Peppone, il protiro della chiesa che è stato aggiunto perché i turisti se lo aspettavano), Luzzara /Suzzara, eppoi Motteggiana, eppoi Borgoforte. E da Borgoforte ci si porta a Mantova, per la città by night.

Non si passa da Viadana (patria dei prosciuttifici e dei maialifici, nonché patria di Pietro Ghizzardi pittore naif e scrittore naif).

A Boretto, sotto il ponte per Viadana, riusciremo almeno ad intravvedere da distante il Re del Po? Non dico stringergli la mano, ma almeno vedere la sua Nave Jolanda… un uomo che è una leggenda vivente. Si abbasserà a parlare con umili cicloturisti come noi? Un incontro che potrebbe valere l’intero viaggio.

(*) il Po visto da Verrua Savoia, una mattina di settembre, alle sette di mattina.

 

 

 

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Quinta Tappa

novecento(*)

La Quinta Tappa è fenomenale, splendida, attrattiva, sfolgorante, fluida.

Cremona-Casalmaggiore-Sabbioneta-Casalmaggiore-Colorno: 71km

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Qui si entra nel cuore del viaggio. Cremona (torrone, Torrazzo, Duomo, laterizio, mostarda), poi la terra dei bodri, poi Motta Baluffi, poi Casalmaggiore.

L’arrivo a Casalmaggiore (canottaggio, volley, rugby, argine maestro, S. Maria dell’Argine) è annunciato “dall’ambiziosa cupola del Duomo” (visibile anche da distante). E di qui si diparte verso Sabbioneta (Galleria degli Antichi, Mura, impianto rinascimentale, Unesco), si ritorna a Casalmaggiore e infine si attraversa il fiume verso Colorno (Palazzo Ducale con le fondamenta nel torrente Parma, Tortél Dòls, Colorno Rugby, barbiere libraio, teatronecessario).

teatro

http://www.teatronecessario.it

Di cui peraltro Noi ci fregiamo del Gran Privilegio ed Onore di essere stati Indegni Ospiti di un loro spettacolo (“Nuova Barberia Carloni”, festival Teatri di Confine 2012 o giù di lì, spettacolo di Cunico (AT) presso Bosso Distilleria a Vapore, Loc. Stazione).

(*)(Inquadratura iniziale del film “Novecento”, di cui si può ricordare appunto la splendida fotografia di Storaro e le straordinarie riprese in esterni nella Bassa Cremonese che, grazie a fluidi carrelli laterali ed eleganti panoramiche, sfruttano appieno la profondità di campo e le fughe verso l’orizzonte di codesti maestosi filari di pioppi cipressini)

(altra scena molto bella è quella con le ocarine di Budrio, risolta con uno splendido e fluido piano sequenza circolare, che riesce ad abbracciare in un tempo solo la musica, i contadini in costume, gli alberi, l’acqua sullo sfondo, il prete che arriva in bicicletta, Burt Lancaster con i suoi baffoni appoggiato in un angolo: la sequenza è semplicemente geniale e di una bellezza infinita, le ocarine che risuonano nel bosco in riva all’acqua colpiscono al cuore; non si può non riconoscere a Bertolucci una splendida e commovente padronanza del mezzo cinematografico)

(peraltro tali sequenze e la fotografia sono le uniche cose veramente memorabili del film).

 

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Quarta Tappa

“Il cicloturista necessita di un allenamento specifico che riguarda esclusivamente il culo”.

http://www.bikeitalia.it/2014/05/23/cicloturismo-for-dummies/

La quarta ingrana, mette la quarta e va (come Isotta la tartaruga).

Orio Litta – Cremona, 64km

quarta

Prima di tutto Corte S. Andrea, Transitum Padi, il paesaggio dei primi meandri importanti, che grazie alla loro scomodità e imprevedibilità hanno tenuto distante autostrade e grandi traffici.

Su Google Earth si può vedere all’opera l’imprevedibilità del fiume, che in epoche passate faceva e disfaceva il paesaggio.

meandriAdesso, la situazione è molto più tranquilla. Imbrigliato, depredato dell’acqua, arginato e sbarrato, il Po langue e si sfinisce. Mansueto, porta verso valle i rifiuti, e porta verso monte il pesce siluro. Due piccioni con una fava.

Arrivati a Castelnuovo Bocca d’Adda, si cambia sponda, dalla sx alla dx, in modo da poter scorgere in lontananza la centrale nucleare di Caorso, e in vicinanza lo sfregio dello sbarramento di Isola Serafini, con la grottesca conca di navigazione inutilizzabile.

Ma tutta questa sofferenza ottica sarà ripagata all’arrivo a Cremona, con il riattraversamento del Po sulla ciclabile grigliata cinebrivido.

Scopro solo or ora che noi, in quanto cicloturisti moderni e dotati di google, avremo una grave carenza, che ci renderà menomati nel fisico, diminuiti nello spirito e vergognosi nell’approccio delle Popolazioni Locali: non faremo uso di nessuna Action Cam.

Perdipiù, come se non bastasse: non avremo un account tweeter, né instagram. Niente aggiornamenti in tempo reale, niente tracking del percorso effettivamente percorso. Facebook: manco scannati. Al massimo, una macchinetta digitale con il quale fare sparute foto, ma giusto proprio per aver qualcosa da mettere qui, dopo.

Saremo concentrati su ciò che vedremo, senza la frenesia di condividerlo (con chi, poi?) in tempo reale nell’istante stesso. Insomma: più emozione consapevole, meno condivisione futile. Per una nuova ecologia della mente.

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Terza Tappa

“Non si torna indietro, se non a spirale.”(*)

Con la terza tappa si entra nel vivo del discorso: Pavia-Orio Litta, 57km.

terzaSi esce dalla onusta e muliebre città di Pavia, e si affrontano Belgioioso e il suo castello, Sostegno, Spessa, San Zenone al Po, Monticelli Pavese, Chignolo Po, Lambrinia e poi Orio Litta.

Si segnalano: una spettacolare ciclabile esclusiva (chiusa allo spetazzante traffico a scoppio) fra San Zenone al Po e Lambrinia, le campagne pavesi abbondanti di vini e altre cose molto buone.

Si comincia a ragionare in termini di campagne del Po, argini, pioppeti a perdita d’occhio, paesini con piccoli tesori (un classico: la chiesa sempre a ridosso dell’argine). Insomma, siamo venuti fin qui per queste cose.

Il paesaggio sarà tipo ad esempio questo (dedotto da quello strumento informatico, accessibile  a chiunque abbia un collegamento a internet, che consente di esplorare in modo interattivo ancorché approssimativo tutta una serie di strade percorribili, che risultano fotografate a 360% nell’illusione di ricreare una realtà a 360%):

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Fra l’altro, lì c’è proprio scritto che non si può passare, sul cartello in basso a destra: come fare? Però si vede benissimo la soluzione: è tracciato, proprio a destra della sbarra, parzialmente nascosto dal cartello, il percorso di bypass usualmente adottato dal cicloturista. Riuscirà VEnTO a cambiare tutto questo? L’AIPO potrà e vorrà liberalizzare il transito ciclabile sugli argini? 

(Liberalizzare il Transito Arginale: eresia! Parole abominevoli! Vomito di Lucifero! Glossolalia diabolica! Vade retro, Satana! Al rogo, al rogo!)

(*)

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“Con la speranza, oh paziente accompagnatore di queste pagine, che la nostra esperienza ti abbia aperto alcune porte, e che in te germini il progetto di qualche autostrada parallela di tua invenzione”.

Cortàzar, scrittore, e Dunlop, la sua compagna, fanno un viaggio assurdo nella Francia dei tardi anni settanta: l’autostrada Parigi-Marsiglia, senza uscirne mai, due stazioni di servizio al giorno. Una scommessa, un gioco, un’esplorazione non dell’esotico ma dell’endoticoPer scoprire, fra le altre cose, tanto per cambiare, che c’è molto da guardare e osservare anche dove c’è apparentemente poco da vedere.

Bisognerà ricordarsene di questo concetto, quando affronteremo chilometri e chilometri di pioppeti, campi di granoturco. Le strade secondarie sono piene di queste cose quasi vuote.

 

 

 

 

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