GV3 – Night Ride Ferrara Mare 2016

E vualà! WE DID IT!

Come promesso, ci siamo fatti la Ferrara Night Ride, edizione 2016, organizzata da Witoor.

E’ la giusta coda-postfazione del Gran Viaggione: 100km in notturna lungo la Ciclovia Destra Po, da Ferrara al mare.

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Partenza: Parco Massari di Ferrara. Splendido DJ set. Apprezzatissime le sedie sdraio: le abbiamo occupate alle quattro del pomeriggio, e le abbiamo difese con le unghie fino alle 23:15.

Grande atmosfera di festa. Certo, due anni fa, quando eravamo passati alla partenza Piazza Ariostea, erano quattro gatti scalmanati, e c’era più eccitazione. Adesso ormai è diventata una cosa mastodontica. Ma la simpatia e professionalità con il quale è organizzata fanno dimenticare le dimensioni.

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Alla partenza, Corso Porta Mare, una folla immensa. Uno splendido ed entusiasmante caos ordinato. Siccome alla madama incolonnata davanti dà fastidio tutte le volte che aziono la mia tromba “poti-poti”, e si gira seccata, insisto, confortato dal fatto che il piccolo poti-poti è nulla rispetto al casino circostante.

C’è il ciclista hawayano, con gonnellino e occhialoni fosforescenti. Ci sono bici da corsa, moltissime MTB con copertoni da fuoristrada (ma perché? è tutta in piano e asfaltata, perché uno deve massacrarsi inutilmente così?), pochissime da cicloturismo (le nostre due), qualche fixed. Anche (pochi) monocicli, bici reclinate, tricicli reclinati (anche autocostruiti) e foot-bike. E’ una festa globale-totale della bici. Finalmente.

A cinque minuti dalla mezzanotte l’arco gonfiabile di partenza si sgonfia (o viene fatto sgonfiare apposta?) in modo che ci sia un urlo generale. Poi la ri-erezione viene seguita da incitamenti e giubili. Poi finalmente si parte.

Già nel trasferimento da Ferrara all’argine a Francolino è chiaro che c’è chi la prende molto seriamente e corre, e c’è chi la prende come una passeggiata. Superano tutti, da destra, da sinistra, anche a costo della vita. Una possibile giustificazione è che vogliano stare in testa per poter poi arrivare fra i primi ai vari rifornimenti nelle tre tappe, ma correre per due salatini… ma vabbé, inutile tentare di capire, l’agonismo e la performance ce l’hanno nel sangue, e noi siamo solo ciclisti avventizi dilettanti (nel senso che ci dilettiamo).

Prima tappa a Ro, presso l’area vicino al mulino del Po ricostruito. Il caos è grande. In particolare, arriviamo (ed eravamo più o meno a metà del gruppone) che tutti i tavoli sono già ingombri delle micidiali vaschette usa e getta del cibo consumato. Però almeno la coda per prendere il cibo, anche se caotica, non porta a litigi e percosse. In qualsiasi ufficio postale riescono a scannarsi in molte meno persone.

La seconda tappa, da Ro a Serravalle, è dura. L’umidità e il freddo si fanno sentire, e bisogna trovare la motivazione psicologica dentro di sé per proseguire. La buia ed enorme campagna a destra e il silenzioso placido Po a sinistra si riescono a godere ben poco. Bisogna continuamente fare attenzione a chi arriva a tutta velocità da dietro, e bisogna continuamente superare chi sta davanti. La magia della pedalata notturna esiste solo a brevi tratti, ma d’altra parte l’unica alternativa era farsela tutta in solitaria.

Ma, ragazzi! In compenso la visione di fronte a noi di un unico serpentone di luci rosse posteriori lungo chilometri è fantastica! Una scia luminosa che segue le anse dell’argine! Mi immagino che spettacolo debba vedere chi, dal basso, veda tutta la ciclovia illuminata!

Comunque al secondo ristoro di Serravalle ci si arriva. Coda feroce per mangiare. Un po’ di stanchezza. Ci si raffredda velocemente. La ripartenza è un dramma, ripartiamo alle 4 di mattina quasi in coda al gruppo, nella sezione “spompi”, e l’unica adrenalina che riceviamo è quando finalmente si vedono finalmente i primi chiarori dell’aurora, e poi quando si intuisce l’alba dietro le nuvole, e arriviamo al Castello della Mesola ormai illuminato. Sono le 5:06.

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Con fatica arriviamo ormai alle 6 all’ultima fermata, S. Giustina. Ormai siamo ufficialmente in coda. Hanno finito di mangiare quasi tutto. La maggior parte del gruppo, quelli bravi, ormai a quest’ora è già arrivata al mare.

Una coppia, incredibilmente, prova a farsi una birra. Alle sei di mattina. Dopo una nottata fredda. Dopo 78 km. Con ancora 22km da fare. Entrambi non hanno proprio l’aria di ciclisti, hanno più l’aria di hipster aggregatisi casualmente, e il calice di bionda bevanda gelata lo assaggiano, lo cincischiano, se lo passano, ma non riescono proprio a bersela, si sforzano ma non ce la fanno. Magari hanno deciso di fermarsi qui, “per tutto un complesso di cose”. Ma comunque l’importante è farsi notare.

E subito dopo S. Giustina, la torre Abate. Commovente e austera, si staglia nel nulla assoluto delle terre di bonifica Estensi.

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Gli ultimi 22 chilometri fino al Lido di Volano sono pesanti ma alla fine, alle 7.18, tagliamo il traguardo. In fondo, tolte le pause, abbiamo pedalato ai 20kmh di media. Beh, dai, è l’andatura onesta del cicloturista, quale noi siamo.

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E alla fine, il gadget. Siamo FINISHER!

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L’ultima coda della giornata sarebbe una gran dormita fino all’orario di rientro in pullman. Ma piove, e non possiamo spaparanzarci sulle sdraio appositamente predisposte nell’area di arrivo.

Ci tocca trasferirci nell’elegante e prospiciente Villaggio Turistico, dove in cambio delle fantastiche docce e dell’ospitalità tocca sorbirci l’Animazione della domenica mattina: dopo un’orrida sigletta ballata dai Ragazzi Animatori, il simpaticissimo Capo Animatore attacca le musiche (orrende anch’esse) di Enya e ci sguinzaglia addosso i suoi Validi Collaboratori che ci propongono di giocare a carte. Occhi assonnati e mugugni catatonici declinano il gentile invito. C’è qualcosa di più irritante di vedere gente (fintamente) eccitata ed esagitata quando tu sei oltre ogni soglia di stanchezza fisica e psicologica?

Ma comunque: e’ stata un’avventura fantastica.

Un’avventura dura per il dilettante, ma forse anche più divertente. I vari ciclisti professionisti che l’hanno fatta correndo e senza fatica non possono apprezzare la gioia dell’Arrivo, per loro è uno dei tanti. Per noi, no. Rimarrà un Traguardo Unico, indimenticabile. Parafrasando il Poeta, “A vincere senza Fatica, si trionfa senza Gloria”. E noi le abbiamo avute entrambe.

 

 

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GV2 – la conclusione

 

imageIn pratica, arrivati a Ravenna siamo tornati indietro. A Ravenna siamo riusciti a vedere la chiesa con i pesci rossi che nuotano nella cripta (che poi sarebbe quella qui sopra), più tutto il resto.

Sono stati 600-650km in tutto. L’anno scorso erano 720. Quest’anno abbiamo visto la Moto Guzzi di Antonio Ligabue, l’enorme Abbazia di Polirone e i vongolari delle Valli di Comacchio, abbiamo sentito il tic-toc dell’orologio del Torrazzo di Cremona che fa tic-toc da cinquecento anni, abbiamo pedalato nel fresco del Bosco della Mesola e nel torrido della periferia ravennate, abbiamo assaggiato anguilla alla brace e tortelli rosa alla barbabietola, tortelli di zucca quasi tutte le sere, gnocco fritto, torta fritta e piadine con lo squacquerone, abbiamo bevuto lambrusco, sangiovese e oltrepo pavese, insomma seguirà diario di viaggio dettagliato.

A Ravenna, incontrato tandem con coppia di cicloturisti, con carrello monoruota al seguito. Qualche sporadico cicloturista straniero, qua e là.

A Cremona, al B&B ci hanno raccontato che avevano avuto come ospiti un’intera famiglia del Massachusetts (USA) che, arrivati a Milano Linate, affittato tandem con carrellini porta bagagli e porta-figlie, hanno raggiunto Cremona pedalando e poi hanno proseguito lungo il Po, verso Venezia. Probabilmente è stata la loro migliore vacanza della vita.

Evidentemente, gli stranieri che vengono a pedalare in Italia sanno qualcosa che l’italiano medio non sa.

Ah: grazie a tutti quelli che ci hanno incitato e/o seguito. E grazie alla Patty, che ci è venuta di nuovo a trovare “in itinere” a Pavia.

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GV2 – dodicesima tappa

da Comacchio a Ravenna.

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L’argine è adesso la ciclovia FE412,  che porta a Ravenna.  Alla sx adesso è l’acqua delle valli di Comacchio. Comunque,  sempre nessuno.

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Valli di Comacchio

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Acqua cielo e terra.

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Ravenna!

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Galla placidia. Ravenna è sempre Ravenna.

Alla fine son 600 km.  Neanche poi tanti.

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GV2 – undicesima tappa

Da Goro a Comacchio.

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Si pedala su fondo sabbioso nel Bosco della Mesola.

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Pomposa. In mezzo alla campagna, appare come per miracolo.  Si sentono solo le cicale, e i TIR della Strada Romea (servirebbero barriere fonoassorbenti).

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Comacchio: canali, anguilla, Trepponti.

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Accese anche le luci natalizie,  non si sa mai.

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E con oggi, 560 km.

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GV2 – decima tappa

Da serravalle a Goro.

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La sconfinata bonifica Ferrarese sotto un cielo sconfinato.

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Il Po ormai è quello di Goro.

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Mesola. Un posto magico: silenzioso, irreale, in mezzo al nulla.

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Torre Abate. Costruzione idraulica, in passato fu pure sede di scuola elementare. Anche questo è immerso nella piattezza delle Terre Nuove del Delta.

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Goro!

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E qui finisce il Po di Goro,  cioè nella Sacca di Goro, in mezzo alle vongole.

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Appunto.

E quindi,  giunti a questo punto, siamo arrivati al fondo del Po. 520 km circa da Pavia.  Domani si va a Comacchio.

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GV2 – nona tappa

Da Ferrara a Serravalle, frazione di Berra, lungo la rinomata Ciclovia Destra Po.

C’è solo l’argine a distinguersi dall’ordinata, piatta e immensa campagna della Grande Bonifica Ferrarese.

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Nessuno! Tutto tace.

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Sull’altra sponda rovigotta invece si sente a tratti rombare il traffico che ci diede assai fastidio l’anno scorso.

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Serravalle. Due bar in piazza, ove si suddividono rigidamente in uno i vecchi, nell’altro i giovani. Il bar giovane è a gestione vietnamita, l’altro non so.

Ospiti per la notte di un panificio che fa b&b e offre anche il servizio di sosia di Johnny Depp (al naturale oppure come Jack Sparrow) o Borat Sagdyev.

Genialità pura! Soprattutto il sosia di Borat.

Con oggi, 475 km.

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GV2 – ottava tappa

Da Ostiglia a Ferrara.

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Fantastiche

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Argine.

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Cattedrale.

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Tiròt.

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MOLTA cipolla.

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Ficarolo. L’anno scorso il campanile pendente era nascosto dai ponteggi post-terremoto.

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Stellata.

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Argine.

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CASA PERICOLO TEREMOTO.

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CASA PERICOLOSA.

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Savonarola. Anche i nostri sarebbero tempi corrotti e servili.

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Teatro di Ferrara. Il cortile ellittico, sorta di foyer all’aperto.

425 km da Pavia.

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GV2 – settima tappa

Da Mantova a Ostiglia, passando per San Benedetto Po.

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La Vallazza, zona umida a sud di Mantova.

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Un cielo spettacolare.

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C’era un cielo.

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Ma un cielo.

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Polirone.

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Il grande fiume Po a Quingentole.

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Il Po dopo la derivazione Burana è enorme.

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Le assurde, surreali, enormi, bellissime, sproporzionate ciminiere di Ostiglia sono uno spettacolo indimenticabile.  Qui viste da Revere.

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Ostiglia, Luigi Ghirri Cit.

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EuroPizza, Ostiglia, A.D. 2015.

E con oggi son 350 km.

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GV2 – sesta tappa

Mantova:sbrisolona, lambrusco, risotto pilota, laghi, Gonzaga, etc.

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Suggestivo piantamento di piolo acuminato entro appositamente predisposto orifizio oculare, operazione di solito indolore che però ha come sporadico effetto collaterale il decesso, in questo caso in particolare il martirio, come raffigurato in una delle sezioni del coro ligneo della chiesa di S. Barbara.

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Per fortuna anche a Mantova, città ricca e altezzosa, ci sono dei burloni.

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Appunto.

Tutto il resto lo si trova sulle guide turistiche, pareva pedante riprodurlo qui.

Domani, partenza per Ostiglia.

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GV2 -quinta tappa

Da Guastalla a Mantova.

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Lungo e tortuoso correva l’argine.

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Anche sotto la pioggerellina, le case di Luzzara scaldano il cuore con i loro colori.

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Luzzara.

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Luzzara, sempre Luzzara.

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Appunto.

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Argine solitario: come vedere le cose da una prospettiva diversa.

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Il Grande Po a Borgoforte.

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Arrivando a Mantova, in località s. Giovanni i cittadini si sono finalmente coalizzati contro la criminalità organizzata, in particolare quella che colpisce la proprietà privata (che, diciamocelo, è l’unica di cui si ha veramente paura).

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Mantova. A palazzo Te, come di consueto arte contemporanea e rinascimentale “dialogano”.

Parafrasando Herzog, “turismo è peccato, pedalare è virtù”. Slow travel forever.

Finora sono 300 i km pedalati.

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GV2 – quarta tappa

Da Sabbioneta a Guastalla. Piccola tappa.

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Galleria degli Antichi. Pretestuose e inutili sculture contemporanee nel centro dialogano (=fanno a cazzotti) con la magnificenza di Vespasiano Gonzaga.

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Casalmaggiore. Signore e signore, direttamente dagli anni sessanta… gli URIAH HEEP! Settant’anni e ancora arzilli sul palco.

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Casalmaggiore.  Non si cammina sul Po.

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Dopo Pomponesco, il Po in località Montecitorio è enorme, non ci sta nella foto.

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Il Montecitorio: luogo di svago per anziani e per chiunque venga stregato dal Po. Un capanno, alcune sedie, di fronte il fiume che scorre enorme, lento, profondo e silenzioso. Un posto magico.

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Peace in Po! Finalmente! Lido di Guastalla!

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Il leggendario moijto di Peace in Po.

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I nostri cavalli di alluminio si riposano. Sullo sfondo, tutta una roba piena d’acqua: il Po.

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A Peace in Po c’è l’uomo ragno e sotto i livelli delle piene: quella del 2014 si difende bene.

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Anche a Peace in Po c’è la parete con le foto dei pescatori che esibiscono i mostruosi pesci siluro.

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Peace in Po by night.

E con oggi sono 250 km, più o meno (il contachilometri smise di funzionare correttamente domenica scorsa, sotto il diluvio.  Comunque il computo è approssimato per difetto, siam mica qui per fare i gadani a ufo).

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GV2 – terza tappa

Da Cremona a Sabbioneta.

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Il Po a Cremona fa già la sua figura

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Avveniristico orologio solare equatoriale sull’argine a Stagno Lombardo.  In acciaio inox per durare nel tempo. Motto: “CHE L’ORA TI SIA PROPIZIA”.

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Argine, si pedala sempre sull’argine. Non c’è anima viva. Non sembra di essere in Italia.

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Via Livelli Inferiori, Motta Baluffi. Immersi nel nulla.

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Torricella del Pizzo: Monumentale Municipio.

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Pioppi cipressini: sempre monumentali, anche loro.

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Gussola:sull’argine asfaltato ci passa anche il trenino. Qualche segno di vita.

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Casalmaggiore: il Po è Grande. La foto, un po’ più piccola.

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Sabbioneta.

210 km, finora.

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GV2 – Cremona

Cremona: turoón, Turás e tetass.

Oggi niente bici. Salita al Torrazzo (502 gradini), museo del violino, tortelli con scaglie di torrone.

Molte scritte sui muri:ci sono ancora gli squatters, e pensare che siamo nel 2015.

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Non si capisce se la val di Susa si possa toccare oppure no.

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Oggigiorno, le “uggiose botteghe” nessuno si azzarderebbe a toccarle.

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Nel frattempo prestare attenzione alla segnaletica.

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Signore e signori, direttamente dagli anni settanta…

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La rivoluzione non basta più. Meglio insorgere.

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Preti Vs. Streghe.

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Direttamente sul muro dell’oratorio.

Si segnalano inoltre “CARLO VIVE E LOTTA INSIEME A NOI”, “TIRA LE PIETRE NON LA CINGHIA”, “LA RIVOLUZIONE E’ L’UNICA VOCE DEGLI INASCOLTATI”, etc etc etc. Stranamente, nessuna invettiva contro l’EXPO.

Tutte queste scritte battagliere, tracciate sui muri di una delle città più ricche e borghesi d’Italia, fanno quasi tenerezza.

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By night Cremona rende sempre di più.

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GV2 – seconda tappa

Da Piacenza a Cremona: t’ho detto tutto.

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I due puttini. San Sisto.

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Nello stesso palazzo nobiliare ci sono avvocati, dentisti e zapatisti.

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Poi l’argine, ore di argine solitario.

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Nei pressi di un edificio di bonifica c’è uno shooting fotografico.

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S. Stefano lodigiano: la suggestiva location di cui sopra.

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Il Po fa un’ansia enorme, scorrendo pigramente.

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Accanto alla porta, i vari livelli di piena.

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La famosa panchina: uno dei posti più solitari e suggestivi di tutto il viaggio.

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Non c’è niente di nuovo sotto il sole.

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Fontanella solitaria.

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Cremona è sempre Cremona.

130 km, più o meno.

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GV2 – prima tappa

Da Pavia a Piacenza.

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Ieri sera, a Pavia: s. Maria in Betlem.
Poi, stamattina, partenza per Piacenza.

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Poco fuori pavia.  Ricordarti di ricordare.

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Le pieno del po arrivano fin qui.

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L’anno scorso, qui a Spessa, c’era il padellone di Camogli in trasferta.  Adesso l’abbandono regna sovrano.

Vediamo l’approdo Le Gabbiane operativo e pieno di gente: suggestiva è la collezione di foto, ove i pescatori esibiscono i famosi pesci siluro da due metri.

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Poi arriviamo a Corte s. Andrea.

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A Corte S. Andrea inaugurano proprio oggi il nuovo ostello dei pellegrini sulla  via francigena.  Ci accoglie il vescovo dei templari in costume: siamo i primi pellegrini che passano all’ostello! Ci accolgono a braccia aperte, ci fanno la foto, finiremo sul giornale locale. E anche quest’anno abbiamo fatto un incontro per cui valga la pena fare il  viaggione: e pensare che è solo la prima tappa.

Beh, a pensarci bene il gran viaggione è un pellegrinaggio laico lungo il Padre Po. Proprio vero, “ci vuole una qualche sorta di spiritualità per realizzare qualcosa di veramente grande”.

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In località Paradiso, l’anno scorso la madonnina era in restauro.  Quest’anno è al suo posto.

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Arrivando a Piacenza, il po si appalesa.

Si potrebbe parlare anche del feroce temporale che ci ha inzuppati fra Zerbo e le Gabbiane, ma lasciamo stare: era solo acqua.
Per oggi, 80 km.

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Il buddha sulle acque

Il tutto per arrivare qui:

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E’ la piena del novembre scorso a Peace in Po, l’aperitivo hippy in riva al Grande Fiume Po, al Lido di Guastalla:

http://www.remark-re.it/peace-in-po-laperitivo-sulla-sponda-del-fiume/

Questa volta potremo assaggiare il celebre mojito di Peace in Po, con la celebre menta dell’orto di Giulietta.

Poi, certo, c’è tutto il resto da vedere, soprattutto quello che ci è sfuggito la volta scorsa. Ciel d’oro a Pavia, Piacenza, il torrone e il cotechino a Cremona, Sabbioneta, Guastalla, etc etc etc

Belle, splendide ed organizzate ciclovie estere della Drava, dell’Elba e del Danubio non ci avrete da vivi. Voi siete belle asfaltate, avete la fontanella d’acqua ogni tre chilometri e siete degne di un paese civile. Ma finché saremo “alive and kicking”, noi preferiremo la polvere, il disordine, l’ambiente ostile e l’avventura “in direzione ostinata e contraria” in Terra Italica, lungo il Grande Fiume Po.

“In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù.” (“Il terzo uomo”)

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20 kmh

“Venti chilometri all’ora sono una velocità ideale perché le cose che cadono sotto il nostro sguardo possano apparirci insieme concrete e fittizie, materiali e immateriali; venti chilometri orari costituiscono una sorta di durata «aurea» per qualsiasi nostra esperienza turistica avida di plastiche certezze ma anche di archetipi, di cose reali ma anche di tutto quello che sembra nascondersi, e forse effettivamente si nasconde, dietro le cose reali.”

Così diceva Ermanno Rea nel libro “il Po si Racconta”, parlando della mobile lentezza con il quale discenda il Po su una chiatta mercantile, a venti chilometri all’ora appunto.

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Chissà cosa direbbe del pedalare a venti km all’ora sull’argine, a dieci metri dal piano della campagna, con lo sguardo che vede tutto dall’alto, unica altura e unico punto di osservazione sopraelevato di una pianura padana piattissima.

Le case, i campi, i campanili scorrono lentamente, laggiù, e nel frattempo il contachilometri annuncia l’arrivo della prossima meta, della prossima città, che dal nulla, dal silenzio dell’argine, dal vuoto della pianura ti arriva incontro quasi sempre all’improvviso. A quel punto bisogna scendere dall’argine, dalla Strada Secondaria per eccellenza, unica Esperienza Esclusiva di questo Gran Viaggione, non vedendo l’ora di ritornarci, a guardare di nuovo le cose dall’alto.

Ah, poi, fra l’altro: sabato mattina si parte.

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Qualcosa si sta muovendo, lungo il Po

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L’anno scorso, sulla scia della ciclovia VenTo, siamo discesi lungo il Po in bici.

Quest’anno, di VenTo ne parlano i quotidiani, continua a manifestare interesse, potrebbe pure rischiare di essere realizzata:

http://www.progetto.vento.polimi.it/news.html#i

Staremo a vedere. Intanto, per chi vuole, la strada è già tracciata: quando ci saranno le fontanelle ogni tre km e sarà piena di famiglie in gita, meglio.

Le iniziative cicloturistiche o comunque a bassa velocità lungo il Po quest’anno prevedono:

Vento Bici Tour 2015: gli ideatori di VenTo percorrono il tracciato, onde fare proseliti:

http://www.progetto.vento.polimi.it/bicitour2015.html#i

(però loro lo fanno con furgoni d’appoggio, elicottero dall’alto, telecamere, logistica e gran mangiate offerte, noi invece lo faremo con le nostre Bici Decathlon e le borse Decathlon, e niet’altro)

Il Circolo Amici del Fiume di Torino organizza la solita discesa in bici-canoa (anche se il sito è aggiornato al 2013, in realtà l’hanno fatto anche l’anno scorso, ci precedevano di un giorno nelle nostre tappe, e magari lo fanno anche quest’anno):

http://www.amicidelfiume.it/index.php?content=tove

L’anno scorso i Maratuonati hanno corso lungo il percorso del Po: chissà se quest’anno lo rifanno:

http://trenoavelocitabassa.blogspot.com/p/il-progetto.html

Anche quest’anno ci sarà la Ferrara Bike Night:

http://witoor.com/bike-night/

Noi l’anno scorso c’eravamo! Quando in piazza Ariostea a Ferrara c’erano le iscrizioni!

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Che fantastica cosa! Si pedala nella notte più corta dell’anno, lungo i 100km della Ciclovia Destra Po, fino a vedere l’alba sul mare! Quest’anno non ce la facciamo a farla (saremo a Mantova, in quei giorni), ma l’anno prossimo di sicuro ci saremo anche noi!

E mille altre nuove incredibili avventure.

Possibile che finalmente e veramente ci sia un “movimento dal basso” che ridia vita al Po? Attualmente è solo un grande canalone, deserto e dimenticato, buono per scaricarci e per prelevare acqua da irrigazione, e da maledire quando va in piena.

 

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Gran Viaggione 2: la Vendemmia

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13-28 giugno

On the road again

Pavia – Piacenza – Cremona – Sabbioneta – Guastalla – Mantova – Ostiglia – Ferrara – Serravalle – Goro – Comacchio – Ravenna

Prossimamente, quindi.

 

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E’ arrivato! Il Resoconto Finale! Direttamente in Seconda Edizione! Un bel pdf non si nega a nessuno.

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